insegnanti terroni

Professori terroni, a casa

 

La Lega tiene in scacco la maggioranza sulla riforma della scuola e vorrebbe docenti che conoscano il dialetto del luogo in cui insegnano

 

 
di Daniele Passanante

Ritorna in auge nelle aule scolastiche italiane il cavallo di battaglia leghista dell’attacco al terrone, che il movimento di Umberto Bossi aveva lanciato negli Anni ’90 per poi diventare un moderato (si fa per dire) partito di governo. La deputata leghista Paola Goisis (ex-insegnante, livornese di nascita, ma padovana d’adozione) sostiene infatti che per i docenti italici sia indispensabile “la conoscenze della lingua, della tradizione e della storia delle  regioni dove si intende insegnare”, perché “non è possibile che la maggior parte dei professori che insegna al nord sia meridionale”.

Già, non è possibile, ma sulla base di quale criterio? Quello padano naturalmente, secondo cui la riforma della scuola potrà essere approvata o meno dalla commissione Cultura della Camera. Insomma, la Lega Nord vuole tenere in scacco la maggioranza con posizioni che non giovano certo alla scuola italiana già martoriata da riforme e controriforme.

Ora quindi non sarà sufficiente avere una laurea e i requisiti necessari per insegnare, ma il professore di matematica che da Campobello di Mazara (Tp) va a insegnare in una scuola media di Urgnano (Bg) dovrà conoscere il bergamasco. Almeno secondo i leghisti. La Lega ci aveva già provato qualche giorno fa a Vicenza, dove il presidente della Provincia, Attilio Schneck aveva chiesto pari opportunità per i dirigenti scolastici di Nord e Sud, probabilmente un tantino a vantaggio di quelli del Nord. E il consiglio Provinciale aveva deciso in una mozione: no ai presidi del Sud nella città veneta. Queste divisioni a chi giovano?

Ma il criterio per decidere se un insegnante è valido può essere l’origine? Cosa ne pensi?

 

insegnanti terroniultima modifica: 2009-07-29T17:15:06+02:00da insubreman
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